Gevva, il motore di ricerca anti-Google

Potremmo definirla la grande sfida tra Big G e Little G.  La nostra storia parte il 24 aprile 2014, quando il New York TechDay riunisce 400 espositori e 10.000 partecipanti per una giornata all’insegna dell’innovazione e della creatività. Presenti, certo, vi erano colossi come Microsoft, Uber e Yelp. Ma non sono stati l’unico trittico su cui puntare gli occhi. Sahil Gupta, Stan Zhang e Cavan Klinsky hanno catturato l’attenzione del grande pubblico, ed è proprio di questi talenti 17enni che ci interesseremo.

I ragazzi di Riverdale, che ancora frequentano la Horace Mann School, si sono presentati alla manifestazione newyorchese con un progetto rivoluzionario, armati solo di un pc portatile e di una tovaglia bianca davvero poco appariscente. Il loro budget di base ammontava a soli 500$, vinti durante una delle celebri hackaton dei licei a stelle e strisce.

Ora, senza enfatizzare eccessivamente meriti ancora non conseguiti, cerchiamo semplicemente di puntare i riflettori sull’idea di base: quella di voler creare un anti-Google. Gevva – questo il nome della loro creazione – è il motore di ricerca di Gupta, Zhang e Klinsky che vuole cercare di spezzare il trend monopolistico di Mountain View. Agli utenti potrebbe essere presto data la possibilità di reperire le informazioni in Rete con un livello di accuratezza mai pensato prima.

Prendiamo i titoli più cercati, le indicazioni più veloci e i ristoranti migliori, così che gli utenti ottengono esattamente ciò che stavano cercando, senza ulteriori click. Gevva unifica tutte le funzioni in un unico pacchetto facile da usare e veloce. (C. Klinksy)

La particolarità di Gevva è quella di andare oltre la semplice soddisfazione dei risultati di ricerca posti in essere dall’utente. È come se Gevva, oltre a fornire i risultati, li aggregasse da sé in modo spontaneo e razionale per fornire ulteriori informazioni rilevanti all’utente. Senza che questo debba compiere ulteriori azioni, e come sappiamo in Rete basta un click di troppo e l’internauta è perso per sempre.

UN ESEMPIO SU TUTTI: IL RISTORANTE

L’esempio classico suggerito dai 3 giovanissimi imprenditori per agevolare la comprensione della loro creazione è quello del ristorante. Tradizionalmente, il meccanismo di ricerca prevede che l’utente digiti il nome del locale per reperire le informazioni di base: indirizzo, orari di apertura, costi. Ma questo implica solitamente click aggiuntivi, dati dal dover navigare nei siti di riferimento o in altri portali che parlano del ristorante in questione. Gevva, oltre a fornire queste informazioni di base, suggerisce anche come raggiungere il locale, i tempi di percorrenza e altre informazioni dettagliate per cui – tradizionalmente (sempre se di tradizione si può parlare) – sarebbero stati richiesti numerosi altri click.

SCENARI FUTURI

I ragazzi sono ora alla caccia di un maxi-finanziamento da 100.000$, per impostare le basi di un primo prototipo in grado di reggere seri volumi di ricerca. Google è ovviamente lontana mille miglia, e quando parliamo di scenari futuri non è certo a un duopolio che facciamo realisticamente riferimento. La strada è lunga, e di certo Mountain View non resterà a guardare.

Una riflessione, però, appare inevitabile. Per come è impostata l’architettura della Rete allo stato attuale, chiunque si occupi di SEO marketing per aziende e testate giornalistiche, per siti di e-commerce e portali turistici, sa perfettamente di dover pensare i contenuti in funzione di come Google li leggerà. O quasi. La dittatura del PageRank attanaglia i SEO di tutto il mondo – eccezion fatta per quei Paesi come la Russia (con Yandex) e la Cina (con Baidu) dove Google si spartisce la torta con altri competitor. I campi SEO di molti CSM sono impostati esclusivamente in funzione di Google e anche nei corsi universitari in cui si cerca di far luce sul tema, l’unico soggetto chiamato in causa è sempre e solo il motore di ricerca di Page e Brin.

Cosa accadrà quando questo monopolio verrà incrinato? Se è vero che gli addetti ai lavori auspicano l’avvento di un Gevva qualunque, in grado quantomeno di depotenziare la portata di Google, è anche vero che questo implicherà riscrivere completamente le regole di indicizzazione dei contenuti. Non sarà certo un problema per chi vive di comunicazione e sa perfettamente che il proprio lavoro è saldamente collegato all’innovazione continua e all’instabilità professionale. La vera domanda è se esista un meccanismo di indicizzazione più “equo” di quello attualmente imperante. Attendiamo la risposta, fiduciosi che il futuro saprà sorprenderci più del passato.