Google sotto accusa: errore o manipolazione?

Big G avrebbe alterato il suo motore di ricerca per agevolare la campagna elettorale di Hillary Clinton. Che fine ha fatto la Net Neutrality?

di Daniela Galasso

Negli Stati Uniti si torna a parlare di neutralità della rete. A pochi giorni dalla conquista della nomination democratica da parte di Hillary Clinton, il sito americano SourceFed ha diffuso un video in cui accusa Google di aver manipolato il suo motore di ricerca con l’intento di favorire la ex First Lady. Sull’indagine ha espresso il proprio parere anche Julian Assange, intervenendo in videoconferenza ad un forum internazionale sul giornalismo tenutosi in Russia.

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Secondo il fondatore di WikiLeaks, le ricerche presentate dal sito americano vanno a confermare quanto sostenuto già dello psicologo comportamentale Robert Epstein, il quale, in un’intervista, non solo ha affermato che Google starebbe favorendo la Clinton, ma che addirittura ciò starebbe avvenendo con il diretto coinvolgimento di Eric Schmidt, presidente di Alphabet (la società-madre di Google) ed ex CEO del motore di ricerca. In ogni caso, come dichiarato anche nel video di SourceFed, nel caso in cui questa manomissione fosse davvero avvenuta, l’azienda di Mountain View non avrebbe commesso nessun reato. Tuttavia, il comportamento di Big G sarebbe stato quantomeno sbagliato e poco etico.

 

IL VIDEO DI SOURCEFED


Secondo le ricerche effettuate dall’Editor del portale americano, Spencer Reid, Big G avrebbe “attivamente manipolato” una particolare funzione: quella del completamento automatico nella barra di ricerca. In particolare, come spiegato nel video, Google avrebbe manomesso le ricerche in modo tale da far apparire solo suggerimenti positivi, dopo che l’utente ha digitato “Hillary Clinton”. A sostegno della propria tesi, il video di SorceFed mostra come la medesima funzione dia risultati molti diversi su Bing e Yahoo: tra le opzioni di completamento automatico di “Hillary Clinton”, suggerite dai due competitor del colosso di Mountain View, non mancano, infatti, quelle negative; in particolare, a differenza di Google, Bing e Yahoo non “censurano” termini come indictment e simili che rimandano all’ipotesi che la candidata democratica abbia commesso reati quando era Segretario di Stato.

Matt Lieberman, speaker di SorceFed, nel video afferma:

C’è chiaramente qualcosa che non quadra. È come se ci fossero tre persone in una stanza che va a fuoco e due gridassero “al fuoco”, mentre l’altra gridasse “sono nella stanza”.

Il video continua mostrando altre ricerche e confronti su diverse keyword e su Google Trends, ma i risultati non cambiano: i suggerimenti di Big G non sono in linea con quelli di Bing e Yahoo. L’indagine del portale americano non si ferma qui. Vengono effettuate anche delle ricerche su Donald Trump e Bernie Sanders, principali sfidanti della Clinton. Anche qui le keyword scelte per il confronto sono negative come, ad esempio, “Donald Trump racist” o “Bernie Sanders socialist”. Ma, in questo caso, i risultati di Google, Bing e Yahoo combaciano perfettamente.

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Com’è potuto succedere?” è il commento di Lieberman.

Tuttavia, come sottolineato nel video, anche se Google avesse intenzionalmente manomesso i suggerimenti, non avrebbe comunque infranto nessuna legge. Inoltre, non sussiste nessuna prova secondo cui Hillary Clinton o qualcuno del suo staff abbia fatto pressioni per ottenere questa presunta manipolazione.

 

LA SMENTITA DI GOOGLE

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Il motto di Google

La risposta del motore di ricerca non si è fatta attendere. Il giorno seguente, tramite una nota comparsa anche sul Washington Times, Google ha smentito le pesanti accuse, affermando che la sua funzione di completamento automatico non favorisce alcun candidato o causa politica.

Ci teniamo a chiarire quello che è un semplice fraintendimento rispetto a come la funzione opera. Il nostro algoritmo tende ad escludere dalle ricerche quelle parole che in qualche modo siano da ritenersi offensive o lesive se associate ad un nome di persona. Più in generale, le previsioni nell’autocompletamento sono prodotte sulla base di una serie di fattori inclusa la popolarità dei termini di ricerca.

Secondo l’azienda di Montain View, quindi, si tratterebbe solo dell’effetto di una caratteristica voluta della funzione di autocompletamento, ossia escludere tutti i termini offensivi associati ad una persona. Nelle affermazioni di Google c’è però un dato che non quadra: la funzione di autocompletamento avrebbe dovuto escludere anche tutti i suggerimenti negativi legati a Donald Trump o Bernie Sanders.

 

NEUTRALITÀ DELLA RETE A RISCHIO

Milioni di persone usano Google ogni giorno ed i suoi utenti si aspettano che i risultati delle loro ricerche siano effettivamente basati su criteri oggettivi.

Troppo spesso, invece, si tende a dimenticare che Google è un’azienda privata, libera, in quanto tale, di promuovere o bloccare qualsiasi materiale. Inoltre, negli ultimi mesi i dubbi sulle presunte manipolazioni da parte dei colossi del web si sono moltiplicati, il tutto dopo uno storico pronunciamento da parte della FCC (Federal Communication Commission – l’organismo regolatore di tutto ciò che è comunicazione negli States) sulla Net Neutrality.

È necessario allargare il dibattito sulla neutralità della rete: parlare anche di Search Neutrality e Social Neutrality è diventato, ora più che mai urgente.

@DanielaGalasso_

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