Informazione digitale, ecco le nuove professioni emergenti

La trasformazione digitale del mondo dell’informazione, al di là delle considerazioni positive o negative che si possano fare al riguardo, è ormai un dato di fatto. Le competenze richieste per lavorare nei campi dell’editoria e del giornalismo stanno mutando rapidamente: un processo, questo, che porta alla nascita di nuove figure professionali e all’aggiornamento di quelle più “classiche”.

Non stiamo certo affermando che per lavorare nel mondo dell’informazione non sia più necessario saper scrivere oppure saper fiutare notizie di qualità: le care vecchie regole sono sempre valide. Allo stato attuale, tuttavia, è necessario imparare a cavalcare e padroneggiare questa rivoluzione digitale, per essere davvero appetibili su un mercato del lavoro che già di per sé è piuttosto stagnante. A questo proposito, è utile fare una piccola panoramica sulle nuove figure professionali ricercate dalle redazioni in giro per il mondo.

 

EDITOR E CONTENT CREATOR

In una qualsiasi impresa editoriale, vecchia o nuova che sia, chi scrive e crea i contenuti non può mancare. Ultimamente però, la figura del redattore è radicalmente mutata. L’unita di misura dell’informazione digitale non è più la news (che, ovviamente, riveste sempre un ruolo fondamentale) ma il content, cioè una notizia debitamente filtrata, curata, presentata e infine pubblicata a seconda dei propri scopi.

Quattro le caratteristiche importanti di cui editor e content creator non possono più fare a meno: avere competenze specifiche elevate su un determinato argomento, conoscere le principali tecniche di SEO-copywriting, saper declinare i pezzi da un punto di vista che possa stimolare maggiormente i lettori sui social e in uno stile che meglio si adatta ad essere veicolato sul web, essere in grado di girare, montare e confezionare un buon servizio video in tempi rapidi e con strumenti basilari, magari direttamente sul proprio smartphone o tablet.

 

SOCIAL MEDIA EDITOR E COMMUNITY MANAGER

Il social media editor si occupa di distribuire nella maniera più efficace i contenuti prodotti dalla redazione sui social network, seguendo un copione specifico per ogni piattaforma, mentre il community manager ha il compito di rapportarsi con la comunità degli utenti, rispondendo alle domande e moderando le discussioni. Nelle imprese editoriali più grandi può esserci anche un Social Media Strategist, con il compito di pianificare la presenza del proprio prodotto sui social media e controllare i risultati ottenuti.

Tuttavia, in un ipotetico futuro più o meno remoto, queste figure potrebbero diventare obsolete e quindi scomparire. Quando le competenze social diventeranno parte integrante del bagaglio tecnico di un qualsiasi redattore, infatti, quest’ultimo ne saprà abbastanza da poter socializzare i propri contenuti da solo, senza bisogno di un social media editor alle spalle.

 

TREND REPORTER

Se prima il giornalista usciva dalla redazione per andare in giro a caccia di notizie, negli ultimi tempi si sta diffondendo questa figura professionale che si occupa di setacciare il web (e in particolare i cosiddetti “trending topic”) alla ricerca di notizie e tendenze che, debitamente approfondite dagli editor e pubblicate nel giusto timing sui social, potrebbero dare origine a contenuti che sollecitano l’attenzione degli utenti e che ben s’inseriscono nelle conversazioni “calde” del momento.

 

ENGAGER O GROWTH MANAGER

Sostanzialmente trattasi della stessa figura professionale, cioè di colui che ha il compito di fidelizzare ed estendere la comunità di lettori (fan, followers e quant’altro) del prodotto editoriale di cui si occupa, attraverso campagne mirate, strategie comunicative precise e attività di PR online. L’obiettivo è intercettare nuovi utenti potenzialmente interessati e farsi conoscere all’interno di gruppi e comunità che trattano di argomenti affini.

 

DATA ANALYST

Il data analyst è una figura complessa e trasversale, in possesso non solo di competenze di web analysis ma anche di statistica e informatica. Dev’essere in grado di orientarsi nel mare magnum d’informazioni più o meno sensibili che riguardano la propria impresa editoriale, al fine di individuare particolari ricorrenze, evidenziare eventuali criticità, trovare soluzioni per risolvere determinati problemi e facilitare il lavoro della redazione.

 

COME NE ESCE L’ITALIA DAL CONFRONTO CON GLI STATES?

Bene, abbiamo approfondito alcune figure professionali emergenti nel mondo dell’informazione digitale e le competenze che possono fare la differenza per trovare un posto di lavoro. In concreto, però, le imprese sono realmente alla ricerca di queste professionalità?

Il confronto tra i big anglosassoni (coloro che, nei fatti, stanno trainando questa rivoluzione digitale) e i loro corrispettivi italiani, ahinoi, è improponibile. Date un’occhiata alle pagine dedicate alle posizioni aperte sui vari Quartz, BuzzFeed, VoxMedia e Vice (quest’ultima ha anche un apposito profilo Twitter), ma anche New York Times, Guardian, Washington Post e Huffington Post, poi fate un rapido confronto con quelle di Espresso, Rcs e Mondadori. La differenza principale non sta tanto nel numero e nella varietà delle posizioni aperte, quanto nel grado di trasparenza e apertura del recruiting. Se oltreoceano e oltremanica è tutto semplice, chiaro e user-friendly, nella nostra penisola i metodi di selezione del personale sono quantomeno opachi.

 @aleben9

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