Regno Unito, più sicurezza per i minori in rete

Internet e social network nel mirino l’ente britannico per la protezione dei dati personali. L’Information Commissioner’s Office (ICO) ha posto all’attenzione del governo inglese la necessità di regolamentare la rete e l’uso dei social network da parte dei minorenni. Una vigilanza in senso stretto sul comportamento delle piattaforme online, che presto potrebbero essere sanzionate o vedere i loro siti bloccati in caso di violazioni.

I “like” sulle piattaforme online, ammonisce l’ente inglese, sono forme di tracciamento che possono esporre i minori a rischi, contenuti pericolosi o devianti, vista la gran quantità di dati rilasciati in rete. Per raccogliere pareri su come proteggere la sicurezza dei minori, è stata lanciata una consultazione online, aperta fino al prossimo 31 maggio.

L’uso di dispositivi elettronici e più in generale l’accesso a Internet da parte di bambini e adolescenti sono temi dibattuti non solo Oltremanica, ma anche in Italia, dove la Società Italiana di Pediatria si è pronunciata attraverso raccomandazioni per una gestione corretta di smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici utilizzati dai più piccoli.

 

CODICE DI CONDOTTA PER I MINORI IN RETE, APERTA UNA CONSULTAZIONE PUBBLICA

Se la proposta dell’ICO dovesse diventare legge, il Regno Unito sarebbe il primo Paese al mondo a istituire un codice di condotta per la regolamentazione dei contenuti online. Il documento informativo “Online Harms” è stato realizzato dal ministero per il Digitale, la Cultura, i Media e lo Sport, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, ma l’idea di un codice era già nei programmi del governo inglese fin dal Data Protection Act 2018.

La proposta rilanciata ad aprile 2019, che sarà vagliata dagli utenti attraverso una consultazione pubblica, stabilisce 16 regole per la progettazione di servizi online appropriati all’età. Il Codice – si precisa dall’inizio – non è limitato ai servizi specificamente rivolti ai bambini, ma intende regolamentare aspetti che possano riguardarli in modo diretto: migliori interessi per i bambini; applicazione appropriata all’età; trasparenza; uso dannoso dei dati; policy e standard sulle community; impostazioni di default (privacy alta); minimizzazione dei dati; condivisione dei dati; geolocalizzazione; controllo genitoriale; profilo; tecniche d’incoraggiamento; dispositivi e giocattoli collegati; strumenti online; valutazioni dell’impatto della protezione dei dati; governance e responsabilità.

Nel codice di condotta è previsto anche il divieto per gli utenti minorenni di mettere like sui social network. Una novità che delinea uno spartiacque nell’uso dei social da parte di maggiorenni e minorenni. «Sistemi di ricompensa e incoraggiamento come i “like” spingono le persone a fidelizzarsi con il servizio e ad aumentare la loro attività sulle piattaforme, permettendo alla piattaforma di raccogliere sempre più dati», spiega il documento, come riporta Open. Infatti, così i giovani diventerebbero ancora di più bersaglio di contenuti pubblicitari su misura, ricavati attraverso i “mi piace” con cui esprimono le proprie preferenze e intercettati dagli algoritmi delle piattaforme social.

Il provvedimento riguarderebbe soprattutto Facebook, Instagram e Snapchat, i tre social network più utilizzati dai giovani. L’età degli iscritti, stando alla normativa che si intende introdurre, dovrà essere verificata in modo più accurato e i parametri della privacy dovranno essere spiegati in una lingua comprensibile dai bambini.

 

IL PERCORSO VERSO UNA RETE PIÙ “RESPONSABILE”

L’indagine sui temi della normativa, aperta a fino al 31 maggio ai contributi degli utenti, concorrerà alla stesura della versione definitiva per il Parlamento, per arrivare a una legge che dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno.

Il Regno Unito, però, non è nuovo a proposte di questo tipo. Già nel mese di settembre 2018, la campagna Scroll Free September, lanciata dalla Royal Society of Public Health, invitava gli utenti a stare un mese senza social network, un detox digitale dalle “scrollate” continue, ovvero dall’abitudine, talvolta compulsiva, a scorrere con il dito sugli schermi dei propri dispositivi, in cerca di notifiche e aggiornamenti sui social network.

Un’attenzione maggiore ai social si era imposta dopo un fatto di cronaca che nel novembre 2017 aveva scosso il Paese: il suicidio della 14enne londinese Molly Russell che, per molto tempo, come aveva scoperto poi la famiglia, seguiva su Instagram gruppi e post che incitavano a depressione, suicidio e tendenze autolesionistiche. Da allora, nel Regno Unito è partita una campagna mediatica e una presa di posizione del governo inglese per inchiodare i social i social network alle proprie responsabilità.

Presto le regolamentazioni in merito ai social potrebbero diventare molto severe. Con l’ultima proposta presentata, per le aziende che non dovessero rispettare le norme, una volta introdotte, sono previste multe molto salate, anche fino a 20 milioni di sterline. Oltre al deterrente della sanzione, lo scopo della mobilitazione nel Regno Unito è una sensibilizzazione che rientra in un quadro più ampio per riformare Internet.

 

MEDIA DEVICE, I RISCHI IN ETÀ PRESCOLARE

A lanciare un monito sull’utilizzo precoce dei dispositivi digitali è la Società Italiana di Pediatria (SIP), che, per la prima volta lo scorso anno, ha diffuso un documento ufficiale sull’uso dei media device (cellulare, smartphone, tablet, pc ecc.) nei bambini da 0 a 8 anni di età.

 Il dato più eclatante arriva dagli Stati Uniti: il 92% dei bambini inizia a usarli già nel primo anno di vita e all’età di due anni li utilizza ogni giorno. In Italia, 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. La SIP ha indagato sia gli effetti positivi sia quelli negativi sulla salute fisica e mentale dei bambini esposti ai media device, fornendo raccomandazioni sulle corrette modalità di utilizzo fin dall’infanzia, in cui è stato dimostrato che tali dispositivi “possono avere un impatto sullo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo”.

Sconsigliato l’utilizzo di smartphone e tablet prima dei 2 anni, durante i pasti e prima di andare a dormire. Da limitare l’uso, al massimo 1 ora al giorno, nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni.

L’esposizione allo schermo, in particolare quella sedentaria e passiva, non è raccomandata. A dirlo chiaramente, per la prima volta, è anche l’OMS nelle nuove linee guida dedicate al benessere dei bambini sotto i 5 anni di età, appena diffuse. Solo dopo i 2 anni è tollerata una minima esposizione allo schermo (il cosiddetto screen time) e, in ogni caso, i contenuti devono essere selezionati in base alla qualità: l’esposizione a un programma o a un filmato interattivo, magari in presenza di un adulto che partecipa, è senza dubbio preferibile all’esposizione passiva, in solitudine e davanti a contenuti non stimolanti o diseducativi.

“I genitori dovrebbero scegliere app, giochi e programmi selezionati per l’età in modo da assicurare il meglio per i loro bambini”, raccomandano i pediatri della SIP, incoraggiando le interazioni genitore-figlio. Sconsigliati i programmi con contenuti violenti e soprattutto l’uso di telefonini e tablet per calmare o distrarre i bambini.

“Creare una rete per gestire l’ambiente digitale” per arginarne i possibili effetti indesiderati è un modo concreto di promuovere la sicurezza dei minori in rete, a beneficio della salute psicofisica e di un intrattenimento più sano ed equilibrato.

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