Perché il decalogo contro le fake news di Facebook ucciderà il giornalismo

di Francesco Marino e Nicola Zamperini

Sei un utente Facebook? Da oggi uno dei tuoi compiti sarà quello di verificare le fonti, prima di condividere una notizia. Non lo dice un professore di un corso per aspiranti giornalisti. A sostenerlo è proprio l’azienda di Mark Zuckerberg, nel suo decalogo per individuare le notizie false. Decalogo che ciascuno di noi si è trovato nella propria home nei giorni scorsi, dopo la presentazione al Festival del Giornalismo di Perugia.

“Fai ricerche sulla fonte”, “verifica le testimonianze”: ecco alcuni stralci dei compiti che Facebook ci ha dato per scovare le fake news. Compiti salutati con inconsapevole entusiasmo dalle testate giornalistiche nostrane.

Entusiasmo giustificato? Se è vero che urge innalzare il livello della consapevolezza, e della cultura digitale, ci sono alcune considerazioni che abbassano il livello dell’entusiasmo.

  • La prima riguarda l’impegno concreto che Facebook ha sempre dichiarato di voler mettere in campo contro le bufale. Impegno che si risolve in dieci regole, in parte di assoluto buon senso, che non aggiungono nulla al dibattito sulla post verità e che, al contrario, certificano che Menlo Park, con l’algoritmo, non può fare nulla. Le macchine non aiutano. Servono gli umani, gli utenti del social network.
  • “Controlla le foto, l’url, la data”. In quale mondo? In un mondo ideale, forse. In un mondo in cui tutte le condivisioni sui social network sono dettate esclusivamente dalla razionalità. In un contesto in cui regna l’emotività e la condivisione d’impulso, le regole di Facebook sembrano non tenere conto minimamente delle persone che abitano lo spazio digitale.
  • Il decalogo per le fake news di Facebook è il trionfo della disintermediazione. All’utente vengono suggeriti compiti che sono propri dei giornalisti, come verifica delle fonti e delle testimonianze, il controllo delle date. È un inno a fare per conto proprio, scavalcando giornali e giornalisti, ancora una volta e, forse, definitivamente.
  • Facebook, dopo aver smontato il modello di business dei giornali, smonta anche i giornalisti. Che, tra l’altro, sembrano apprezzare.

È in uscita il film tratto dal Cerchio di Dave Eggers, e ci viene in mente una frase di quel romanzo: “siamo stati fortunati a nascere e crescere in una democrazia, ma una democrazia che viene sempre sottoposta a miglioramenti”. Tipo un inutile decalogo che sciacqua coscienze e annacqua i problemi.

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