La (non) neutralità della rete

Allarghiamo il dibattito sulla neutralità della rete anche a motori di ricerca e social network

di Alessandro Benigni

& Daniela Galasso

Negli ultimi mesi in America si è tornati a parlare con insistenza di Net Neutrality, concetto giuridico che prevede il libero accesso a Internet per tutti senza distinzioni. Da un lato c’è chi, appellandosi alla logica del libero mercato, vorrebbe creare delle corsie preferenziali per chi può permettersi di pagare di più gli operatori telefonici. Dall’altro, invece, c’è chi vede in queste ipotetiche corsie la fine della neutralità della rete e di Internet open and free e l’inizio di discriminazioni per chi non potrà permettersi di sottostare ai prezzi imposti dai provider.

La discussione si è conclusa con il pronunciamento da parte della FCC (Federal Communication Commission – l’organismo regolatore di tutto ciò che è comunicazione negli States) a favore dell’accesso a Internet libero e uguale per tutti. Finita qui? Macché. L’eterno dibattito sulla Net Neutrality ha fatto irruzione anche nella corsa alla Casa Bianca, con una notizia che fa riflettere su un’accezione più ampia del concetto di neutralità della rete, in special modo, in materia di motori di ricerca e social network.

SOCIAL NEUTRALITY: FACEBOOK E LE ELEZIONI PRESINDENZIALI AMERICANE

La notizia in questione riguarda Facebook e il candidato repubblicano per la corsa alla Casa Bianca Donald Trump. Qualche settimana fa durante l’F8, la conferenza annuale di Facebook, Mark Zuckerberg aveva fatto un riferimento indiretto alle posizioni politiche del candidato. Parlando, infatti, di libero di accesso alla rete e scambio di idee, il fondatore di Facebook aveva accennato alle politiche di alcuni paesi europei riguardo l’innalzamento di muri e soprattutto al muro (“The Wall”) che Donald Trump ha proposto di erigere al confine tra Messico e Stati Uniti.

I hear fearful voices calling for building walls and distancing people they label as ‘others […] I hear them calling for blocking free expression, for slowing immigration, for reducing trade, and in some cases, even for cutting access to the internet.

Un riferimento indiretto (più che condivisibile, aggiungiamo noi) che è stato poi ripreso da tutti i siti di informazione. All’interno di Menlo Park, poi, la discussione è diventata più esplicita. Qualche giorno fa, un blog americano, Gizmodo, ha pubblicato un pezzo, con tanto di screenshoot, riguardo un sondaggio interno indetto dai dipendenti di Facebook su cosa chiedere al loro CEO durante una sessione Q&A, domanda e risposta.

Ebbene, una delle domande proposte è stata “What responsibility does Facebook have to help prevent President Trump in 2017?”: dovremmo fare qualcosa per evitare che Trump diventi Presidente? L’implicito in questa domanda è che Facebook possa potenzialmente influenzare l’esito della campagna elettorale. Un bello schiaffo alla neutralità della rete.

SEARCH NEUTRALITY: GOOGLE E HOUSE OF CARDS

Lo spot elettorale di Frank Underwood in House of Cards

Quello che preoccupa in questa domanda non è tanto l’interesse dimostrato per le elezioni americane in corso, ma, ovviamente, la possibilità che il social network più diffuso al mondo (1,59 miliardi di utenti attivi al mese) possa eventualmente influenzare la corsa alla Casa Bianca. E a proposito di potenziale manipolazione dell’elettorato attraverso il web, non è poi tanto lontano lo scenario in cui verranno utilizzati non solo i social network, ma anche i motori di ricerca (uno su tutti, Google).

Gli appassionati di serie tv staranno sicuramente pensando a quanto accade nell’ultima stagione di House of Cards – una una serie tv targata Netflix, tra le più popolari del momento e amata dallo stesso Presidente Obama. La serie racconta le vicende di Frank Underwood e la sua ascesa da deputato a Presidente degli Stati Uniti. Nell’ultima stagione, Frank è in corsa per la rielezione e sia lui che il suo sfidante repubblicano cercheranno di sfruttare – in maniera non sempre legale – i dati di motori di ricerca e social network per accrescere le proprie chance di vittoria. Neutralità della rete questa sconosciuta, insomma.

MOTORI DI RICERCA E SOCIAL NETWORK: QUALE NEUTRALITÀ

Il problema è che non siamo abituati a vedere i giganti di Internet come aziende private che come tali potrebbero decidere di promuovere o bloccare qualsiasi materiale vogliano. Mentre per i mass media tradizionali siamo allenati a riconoscere uno schieramento pro o contro qualcosa/qualcuno (vedi gli endorsement negli States durante la campagna elettorale), non ipotizziamo che ci sia questa possibilità per i social network o i motori di ricerca.

Eppure, si tratta di aziende che hanno una diffusione tale da contare tra i loro utenti quasi tutta la popolazione mondiale. Google, ad esempio, viene utilizzato dal 91% della popolazione che ha accesso a Internet e Facebook conta più di un sesto dell’intera popolazione tra i suoi utenti (senza considerare quelli di Facebook Messenger, WhatsApp e Instagram). Siamo abituati a considerare Internet come libero e imparziale, ma forse dovremmo iniziare a porci qualche domanda sulla presunta neutralità della rete. Avviare una riflessione su quale possa essere l’evoluzione di questo concetto, anche in riferimento a search neutrality e social neutrality, potrebbe essere il primo passo per evitare un futuro in cui qualcuno, come in House of Cards, decida davvero di influenzare un’elezione.

Net Neutrality, Search Neutrality, Social Neutrality: l’importante è che se ne parli.

 

@aleben9

@DanielaGalasso_

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