L’instant messaging al servizio dei giornalisti (anche brandizzati)

Le notizie corrono sugli smartphone. Non è una novità, del resto. I social media, sempre più fruiti nella loro versione mobile, sono tra i principali driver di traffico per i siti di informazione, brandizzati o meno.

L’INSTANT MESSAGING COME FONTE DI TRAFFICO

Ma c’è un dato interessante. Nell’ultimo rapporto del Reuters Institute for Journalism al terzo posto in Italia nella classifica delle fonti “social” delle notizie spunta WhatsApp, il servizio di instant messaging più famoso al mondo. Secondo il rapporto, nel dettaglio, le principali piattaforme per la fruizione delle notizie in Italia sono Facebook con il 57%, a seguire YouTube col 23% e poi WhatsApp con il suo 13% davanti all’11% di Google+ e al 10% di Twitter

Insomma, l’instant messaging (è sbagliato indicare Whatsapp come un social network) può diventare un importante fonte di traffico. E qualcuno sta iniziando a capirlo, anche nel nostro Paese.

WHATSAPP, TRA CONDIVISIONE ED ESPERIMENTI STANTII

Come Fanpage, che di recente ha inserito il tasto “condividi su Whatsapp” in calce ai suoi articoli (solo nella versione mobile, si intende). O Repubblica, che ha ripescato dai primi anni ‘2000 un servizio di messaggi recapitati sul cellulare con le breaking news, utilizzando però l’app recentemente acquisita da Facebook.

INSTANT MESSAGING, UNA RISORSA PER IL BRAND JOURNALISM?

Ecco, si tratta di esperimenti fondamentalmente giornalistici. Tuttavia, ciò che vale per il mondo editoriale deve e può valere anche per il brand journalism. Così come i social, l’instant messaging può alimentare soprattutto il passaparola. Una questione che può avere una doppia valenza. Uno, si parla del contenuto, e questo non è mai un male. Due, circola il nome del proprio brand, seppur per via indiretta.

DISCOVER E LE BREAKING NEWS DI SNAPCHAT

Non c’è, tuttavia, solo la condivisione delle news. Snapchat, il servizio di messagistica ‘effimera’, ha lanciato di recente la funzione Discover. In concreto, tra uno snap e l’altro, si avranno notizie in pillole grazie a testate del calibro di Cnn, Cosmopolitan, Mashable e Vice.

In pieno stile Snapchat, ogni edizione di Discover sparirà (e dunque verrà rinnovata) ogni 24 ore. Si tratta di un servizio interessante, che permette alle aziende (lo ribadiamo, editoriali o meno) di inserirsi all’interno di un flusso privato, intimo. E di attirare, magari, target nuovi, considerato che gli utenti dell’app sono di età generalmente compresa tra i 13 e i 24 anni. Sarà invasivo o verrà accettato di buon grado? Tra qualche tempo sarà possibile tracciare un bilancio più esaustivo.

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