L’engagement dei post delle pagine Facebook è calato del 20% nel 2017

di Francesco Marino

Il numero medio delle interazioni con i post creati da brand ed editori su Facebook è calato del 20% dal gennaio del 2017. A rivelarlo è un’analisi condotta su un campione di 880 milioni di post da BuzzSumo, uno dei più importanti tool per web writing e social media management.

Cosa significa? In breve, che le persone interagiscono sempre meno con i contenuti postati da brand ed editori. Numericamente, l’engagement medio è sceso da quota 340 registrata a gennaio 2017 a 264 a giugno, come si vede nella tabella qui sotto.FB-engagements

Dal punto di vista dei contenuti, a calare di più sono stati link e immagini, mentre si mantengono pressoché stabili i video, che si confermano, attualmente, come la tipologia di post più apprezzata dall’algoritmo.

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La diminuzione delle interazioni si spiega, spiega BuzzSumo nel report, con un generale calo del reach medio dei post. Tradotto: se le persone vedono meno contenuti della tua pagina è molto più probabile che non vi interagiscano.

Nonostante l’analisi prenda in considerazione sia post non sponsorizzati sia sponsorizzati, continua il report, la crescita degli investimenti in pubblicità su Facebook non è riuscita, in questi sei mesi, a compensare la drastica diminuzione del reach organico, determinando un calo generale delle interazioni.

CONDANNATI ALL’IRRILEVANZA?

La risposta è no, nessuno è davvero condannato all’irrilevanza, cambino o meno le regole dell’algoritmo di Facebook. Va però tenuto presente un punto fermo: la piattaforma è cambiata, ha preso una direzione precisa, che non cambierà nel medio periodo. Una strada in cui chi non paga – e non produce buoni contenuti, aggiungiamo noi – sarà sempre meno rilevante.

Ci sono però almeno tre cose che si possono fare per ripensare la propria strategia su Facebook.

 

  1. Conoscere Facebook Business Manager e gli strumenti per le inserzioni. Il social di Zuckerberg è il sogno di ogni pubblicitario dagli anni ’50 in poi. Permette un grado di profilazione pressoché infinito, da variabili demografiche fino agli interessi, per arrivare esattamente alle persone che cerchiamo. Bisogna saperlo usare o, almeno, affidarsi a qualcuno che sappia davvero farlo.
  2. Produrre contenuti originali. Lo dice BuzzSumo, ma lo sapevamo già: i post con link sono morti. Facebook non è – e non vuole essere – una vetrina. Occorre pensare a una strategia di contenuti differente rispetto a quella del proprio sito di riferimento e lavorare, sempre di più, sulle emozioni, su materiale che spinga la gente a fare qualcosa, fosse anche solo mettere un like.
  3. La pubblicità, per come la conoscevamo, è finita. Questi dati ne sono l’ennesima prova. Prima, si programmava una campagna, la si realizzava, si acquistavano gli spazi in tv o sui giornali e si lasciavano passare mesi prima di pensarne un’altra. Oggi la pubblicità deve essere una sfida quotidiana. Servono un’annuncio, un’inserzione, una campagna tutti i giorni, pensati per pubblici diversi sulla base delle esigenze. È l’unico modo per evitare di perdersi nel rumore di fondo.

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