La lotta a Google News mascherata da lotta alle bufale

NZ

Facebook è una cattedrale del marketing, e il suo creatore somiglia a un architetto medioevale: nasconde significati occulti in ogni singola pietra del social network.

Perdonate la metafora, ma l’annuncio strombazzato ai quattro venti dell’ennesima arma di Facebook contro le fake-news, è l’annuncio di qualcosa di vecchio. La riproposizione di un vecchia funzione aggiornata e imbellettata, con trucco e parrucco fatti per l’occasione. Si tratta dei cosiddetti “articoli correlati“, proposti nel lontano 2013 e riadattati oggi dopo la polemica infinita sulle fake news. Facebook proporrà agli utenti articoli fatti giornalisti e da giornali, a corredo delle scelte di lettura degli utenti.

Se io leggo un articolo di Repubblica sulla manovra finanziaria, Facebook mi proporrà attraverso la timeline altri articoli sullo stesso argomento. Per rimanere nell’esempio: il social network mi mostrerà un articolo, sempre sulla manovra finanziaria, ma scritto dal Corriere della Sera. Gli articoli proposti ovviamente sono i più commentati e condivisi da utenti vicini a noi, per relazioni, contatti, scambio di reazioni.

Al momento non sappiamo dove Facebook andrà a pescare l’elenco delle testate da inserire in questo flusso; possiamo però immaginare che saranno testate autorevoli, e la selezione sarà affidata agli esseri umani. Non all’algoritmo.

Tutto qui.

Che questa cosa contribuisca a sconfiggere le fake-news è oltremodo dubbio. Anzi, siamo pronti a scommettere sulla sua quasi inutilità in questo senso. Allora perché Zuckerberg ha lanciato in pompa magna la funzione, addirittura con un post di Sara Su, product manager per il newsfeed nella newsroom di Facebook?

Perché come gli architetti medioevali nasconde i significati occulti delle proprie azioni: rilancia i messaggi palesi all’opinione pubblica, e ne invia altri agli interlocutori cui è destinato il messaggio principale. (Una via di mezzo tra l’esoterismo e la steganografia).

A tutti noi dice: sto combattendo la guerra alle bufale. Facebook è impegnato in prima linea a combattere il male che alligna nelle sue strade (e in questo momento c’è anche la rogna degli omicidi in diretta). Daremo “alle persone un accesso più semplice a diversi punti di vista e informazioni, compresi i contenuti forniti da partner che si occupano di verifica delle fonti”. Mai compariranno tra questi contenuti quelli marchiati come disputed, cioè quelli che puzzano di bufala.

Fin qui la versione per tutti.

Poi c’è un primo pubblico nascosto: gli editori. Ragazzi, se fate i bravi c’è ancora lavoro per voi. “Se le persone discutono di un tema medico – annuncia Sara Su nella newsroom di Facebook – potremmo proporre loro altri contenuti realizzati da altri editori sullo stesso argomento”. Potremmo proporre contenuti di altri editori, ecco il passaggio. Editori che quindi attingerebbero alla mostruosa quantità di traffico che sgorga dal social network.

A Google, infine, vero destinatario del messaggio nascosto, dice: occhio cari amici di Mountain View che sto migliorando, anno dopo anno, un oggetto simile al tuo Google news. Le persone staranno sempre di più dentro la mia piattaforma, leggeranno, si informeranno dentro Facebook e non vorranno più uscirne. Nemmeno per andare a cercare le notizie.

Questo è il grande argomento del contendere tra i due dittatori della rete. Per capirci: è più importante quello che ci suggerisce l’algoritmo (di Google) o quello che ci suggeriscono gli amici, attraverso un algoritmo (di Facebook) ? Questa è la sfida.

Ciò che stona in tutto ciò sono i titoli trionfalistici della stampa nostrana.

“Facebook fa il giornale in bacheca!”
“Saranno immuni dalle fake news!”

Il social network continua a erodere il ruolo della stampa e questo è piuttosto facile da intuire. Non si capisce perché non lo capiscano proprio i giornali. (Per capirci era una notizia da non dare. Per ragioni di concorrenza e perché era una non-notizia). La funzione “articoli correlati” sarà immune dalle fake news, scrivono. Ci mancherebbe. Ma è tutto il resto del social network che non sarà immune.

Non esistono vaccini.

Questo è un fatto. L’abbiamo ripetuto fin troppe volte: per l’algoritmo una notizia è un contenuto, e un contenuto equivale a una barzelletta, a una lettera, a una bufala, a una favola, a una minaccia, a una notizia, a un elenco, a tante cose tutte diverse tra loro.

Non fa differenze, l’algoritmo.

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