Zuckerberg dichiara guerra al clickbait su Facebook

Clickbait su Facebook: il social network cambia algoritmo e penalizza i contenuti “acchiappalike”. No ai titoli civetta, si alle storie rilevanti.

“Bufale”, titoli accattivanti e foto shock avranno vita breve su Facebook. Merito del nuovo algoritmo pensato da Zuckerberg e il suo team per ridurre il fenomeno del clickbait su Facebook, l’adescamento virtuale che alcune pagine, brand e testate mettono in atto per accumulare click sui propri siti di riferimento. Nel mare magnum di Facebook, a contare sempre di più saranno contenuti di un certo interesse, quelli insomma che vale la pena leggere. “Stiamo lavorando per migliorare il News Feed, aggiornandolo per essere sicuri che vediate le storie più rilevanti prima di tutto”, scrivono l’ingegnere Moshe Blank e il ricercatore Jie Xu.

 

COME CAMBIA L’ALGORITMO DI FACEBOOK

Per valutare il potenziale livello di interesse di un link, Facebook prenderà in considerazione alcuni parametri, tra cui il tempo di lettura. Il lasso temporale speso a leggere notizie o guardare foto e altri materiali multimediali sarà un elemento rilevante per fornire indicazioni sull’importanza di determinati contenuti.Verrà calcolato il tempo che passiamo a leggere o a visualizzare un link esterno nel browser o in versione Instant Articles, eliminando dal conteggio i secondi impiegati per caricare la pagina. Alla fine di questa operazione, verranno premiati i contenuti che desteranno più attenzione e penalizzati invece quelli che, nonostante il titolo accattivante, vengono aperti per poi essere chiusi quasi immediatamente. Un bel colpo per coloro che fanno del clickbait su Facebook un punto di forza della propria strategia digitale. Un’ulteriore cambiamento introdotto dal nuovo algoritmo per evitare il clickbait su Facebook, poi, riguarderà le fonti. Facebook eviterà di mostrare ad uno stesso utente troppe notizie provenienti dagli stessi editori.

Ma perché tanto interesse da parte di Facebook su questa questione? L’obiettivo è non intasare le timeline degli utenti con contenuti spazzatura. Per evitare che le persone, stufe dei troppi post non rilevanti, abbandonino il social network.

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IL CLICKBAIT SU FACEBOOK (E ALTROVE) E’ INUTILE

Quella del clickbait su Facebook e su altre piattaforme, cioè l’accumulo quasi ossessivo di click (come se le pagine viste fossero l’unica metrica che conta per valutare il peso di un editore o di un brand!), è una strategia tanto diffusa quanto poco redditizia. Perché è vero che un like è un clickun click è denaro in entrata, ma è anche vero che se non offri contenuti rilevanti, presto o tardi se ne accorgono tutti. Il clickbait su Facebook oggi è controproducente per due motivi. Primo perché l’utente non è uno stupido né vuole essere trattato come tale: è in grado di annusare la fregatura del web e di evitarla in ogni modo. Secondo perché i brand non vogliono investire in advertising su siti che dipendono in gran parte da traffico virale. Questo perché verrebbero meno le due esigenze di una campagna pubblicitaria digitale:

  • puntare su un sito affidabile e con un buon trust, in grado di concepire e produrre una campagna identitaria e coinvolgente
  • raggiungere un pubblico definito e targetizzato a seconda delle esigenze

Il problema dei siti che puntano tutto sul clickbait su Facebook è il fatto che non abbiano la minima idea di chi arriverà sul loro sito da un mese all’altro. E, soprattutto, non sono considerate piattaforme attendibili dagli utenti. Imprevedibilità e scarsa fiducia del pubblico fanno si che gli investimenti su questi siti non siano appetibili da parte delle aziende.

Aziende che, invece, preferiscono fare advertising su siti con meno pagine viste  ma con un trust forte e con un pubblico riconoscibile e affezionato.

 

@guendalinamarra

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