Google sponsor ufficiale dell’International Journalism Festival 2014

La VIII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia si dipinge di… Google! Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs di Google in Italia, ha così spiegato  il sostegno di Big G: «Abbiamo deciso di contribuire attivamente perché crediamo che il giornalismo possa avere un futuro brillante anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie».

Solo 4 mesi fa Arianna Ciccone e Chris Potter lamentavano mancanze di fondi quasi insuperabili. Partiva dunque la campagna di crowdfunding: 100.000 euro l’obiettivo. Obiettivo prefissato, raggiunto e addirittura superato, come testimonia la pagina di riferimento del sito coi 115.420€ in bella mostra. Lo spettro dello “Stop at the top” viene eclissato dal supporto dei molti sostenitori. 690 piccoli donatori con una media di circa 39€ a donazione e 29 Gold Donors dalle tasche più profonde (tra cui giornalisti, aziende e anche amici di Ciccone e Potter) rendono l’#IJF14 più vivo che mai. Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia chiama, la community – di addetti ai lavori e semplici sostenitori – risponde.

La presenza di Google arricchisce il programma di un Festival che, solo l’anno scorso, ha ospitato 210 eventi in soli 5 giorni con oltre 450 relatori internazionali e 50mila partecipanti che hanno invaso per una settimana la città di Perugia. Durante l’edizione del 2013 Google News fu al centro di una serie di accesi workshop durante i quali giornalisti provenienti da tutto il mondo si diedero battaglia per cercare di capire se la sezione News di Big G stesse favorendo o delegittimando le testate ospitate. Quest’anno proprio Richard Gingras, Senior Director di Google News, promette una masterclass su strumenti digitali per il giornalismo.

Il panorama editoriale digitale è confuso, instabile, alla ricerca della quadra che sembra non arrivare mai. Il New York Times – semplicemente il giornale più autorevole del mondo – accoglie a braccia aperte il native advertising e legittima ufficialmente il ruolo degli sponsored content per superare quella che Jan Benway definisce “banner blindness”. Imprese editoriali digiune di cultura digitale si barcamenano nel temibile mondo SEO, cercando un compromesso tra quello che il giornale si presuppone debba scrivere e quello che si prevede possa interessare il lettore. Schiacciati tra algoritmi ferrei – tanto dei social network quanto dei motori di ricerca – i quotidiani devono reinventarsi: mai come oggi c’è bisogno di sperimentare formati e stili nuovi. E ci sono buone ragioni per credere che il contributo del colosso di Mountain View sarà all’altezza delle aspettative, fornendo utili indicazioni agli e-journalist del domani.

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