EdgeRank e Paper. Oltre il brand journalism, il nulla

Facebook lancia Paper, l’applicazione per iPhone disponibile negli States che migliora la fruizione da dispositivo mobile. Agli utenti viene offerta una storia priva di pubblicità e di input commerciali. Niente sponsored post, niente link condivisi dalle pagine a cui si è donato il Mi Piace. A riempire questa rivisitazione del News Feed in salsa mobile vi sono solamente le interazioni create dagli amici. E molti si augurano che quest’oasi di pace social resti al riparo dall’advertising il più a lungo possibile.

In un ambiente digitale come quello attuale, i brand sembrano restare sempre più esclusi. Perché la sovraesposizione ai messaggi promozionali ha finito con lo spossare gli utenti a tal punto da indurre le piattaforme ospitanti a dovervi porre un freno. Facebook, ad esempio, ha rappresentato per moltissime aziende, soprattutto i primi tempi, il terreno principale – se non l’unico – dove coltivare la propria community e veicolare i propri contenuti. Ma mosse come quella di Paper, così come prima il cambio dell’EdgeRank, palesano l’intenzione dei proprietari del terreno di rendere ben più ostico il raccolto dei brand. Vuoi esistere sui social network? Ok, paga.

Qual è il punto? Ce lo spiega l’agenzia di PR SHIFT Communications. In questo scenario apocalittico i brand hanno bisogno di riacquisire visibilità e credibilità. Ma soprattutto hanno bisogno di divenire il perno attorno cui far ruotare l’informazione appartenente al proprio universo di riferimento. È il caso di The Verge per le technology news, è il caso di HealthFeed per i temi sanitari, è il caso di Petcentric  per il mondo degli animali domestici. Il punto è inserirsi nel flusso di notizie quotidiano diventando un punto di riferimento, stimolante e competente, per i lettori di oggi. Cioè i consumatori del domani.

Un percorso ben diverso rispetto al passato che non tutti, certamente, saranno in grado di intraprendere. Ma chi ce la farà – talvolta anche rischiando – a raggiungere questa leadership informativa, bypasserà gli algoritmi spietati dei social network restando ben impresso nella mente dei potenziali clienti. Non si tratta solo di vendere, vendere, vendere. Si tratta di creare valore aggiunto per l’utente. Informandolo, in modo credibile. Facilitandogli la vita, con contenuti utili. Invogliandolo a condividere le sue esperienze, per far girare il vostro brand.

Dopotutto, nelle parole di Chel Wolverton:

Brand journalism is media, and media worth buying is media worth sharing.

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