E-mail Marketing

Promuovere i prodotti, diffondere lo stile e i valori di un brand, creare un rapporto di fiducia con i propri clienti/lettori: sono tutti (ma non tutti gli) obiettivi dell’e-mail marketing. Questo tipo di marketing diretto, basato appunto sull’invio di messaggi tramite posta elettronica (e quindi attraverso un canale immediato che collega il mittente/azienda al destinatario/cliente/lettore), è uno degli strumenti più validi ed efficaci che ha a disposizione chi fa content marketing, e anche brand journalism.

Prenderlo in considerazione quando si mette in campo una strategia di comunicazione online è doveroso, non fosse altro che per un motivo: permette di raggiungere pubblici molto ampi a costo (quasi) zero.

In prima battuta, può sembrare un meccanismo semplice: creo un messaggio, stilo una lista dei destinatari, invio l’email e incrocio le dita che chi la riceverà non imprecherà quando aprirà la casella di posta. Ma appunto, si tratta di un’impressione. In realtà, per lavorare con l’e-mail marketing (che può essere efficace fino a 40 volte più di Facebook) è necessario avere un certo numero di competenze. Bisogna, tanto per dirne una, saper attirare l’attenzione del lettore in meno di 50 caratteri, che formano l’oggetto dell’e-mail.

Ma andiamo con ordine.

 

PERCHÉ AFFIDARSI ALL’E-MAIL MARKETING

Quale che sia l’obiettivo che l’azienda vuole raggiungere (incrementare il numero di iscritti, aumentare le visite su un sito, vendere un prodotto, rafforzare il rapporto di fiducia con i clienti), dopo aver inviato un’e-mail si porrà un’esigenza: misurare l’efficacia della strategia di comunicazione utilizzata. E’ per questo che è necessario affidarsi a una piattaforma professionale, attraverso la quale sarà possibile creare e gestire le liste di iscritti, impostare la parte grafica dell’e-mail, ricavare e analizzare i dati sui singoli invii. Tra le più diffuse, ci sono Mail Chimp, Mad Mini, Benchmark Email, Boomerang, Graphic Mail e l’italiana MailUp.

Diamo uno sguardo a quello che consente di fare MailChimp. 

Sulla sinistra ci sono una serie di opzioni. La prima, che nel nostro caso va sotto il nome di VitaLowCost, consente di modificare le informazioni, di chiudere l’account, di chiedere supporto e di fare il logout. 

 

 

 

Da Campaigns si possono consultare le newsletter (o campagne di e-mail marketing) inviate, prendere visione dei dati (ad esempio, quante aperture uniche e quante totali ha avuto ogni singola campagna, quanti click in totale ha fatto registrare, quali link i vostri iscritti hanno preferito, quante volte hanno condiviso con altri l’e-mail ricevuta; e ancora, quante persone si sono disiscritte e a quante la newsletter non è arrivata; si può addirittura controllare quante volte è stata aperta nelle prime 24 ore dall’invio e quali orari gli iscritti hanno preferito), creare nuove e-mail.

Nella sezione Templates si imposta la parte grafica della newsletter e in quella dedicata alle liste (Lists) si creano e si gestiscono gli elenchi degli iscritti. Mentre su Reports si ha la possibilità di accedere ai dati delle singole campagne, ma anche di confrontare fra loro quelli relativi alle diverse liste. Automation permette di inviare e-mail automatiche, invece da Search si possono effettuare ricerche all’interno delle campagne e delle liste.

Inoltre, MailChimp si è dotata di un blog. Grazie a quest’ultimo non è difficile trovare risposte a molte domande che sorgono quando ci si mette a smanettare sulla piattaforma, ma – cosa importantissima – consente di restare sempre aggiornati sulle ultime novità. In sostanza, è un ottimo alleato per chi intraprende la strada dell’e-mail marketing. Uno dei tanti, però, come abbiamo detto.

 

QUANTI TIPI DI E-MAIL ESISTONO?

Una volta scelta la piattaforma, bisogna appunto stabilire l’obiettivo. In base a questo, si definisce il tipo di e-mail da inviare. Ne esistono di diversi, almeno tre: quelle transazionali, quelle pubblicitarie (definite anche Direct E-Mailing Direct E-Mailing Marketing) e le newsletter. Ciascuna insegue obiettivi diversi. Le DEM, ad esempio, servono per pubblicizzare un prodotto o promuovere un’offerta e in genere non vengono inviate con definita periodicità. Le newsletter, invece, servono per creare o migliorare il rapporto di fiducia con i lettori/clienti, tenerli aggiornati sulle novità e incrementare il numero di visite al sito. E’ per questo che vengono inviate con una certa regolarità (a volte stabilita “insieme con il lettore”: in fase di iscrizione si può chiedere all’interessato quante volte al mese o alla settimana vuole ricevere comunicazioni dall’azienda).

Il secondo passaggio è quello di definire i destinatari e di inserirli in una o più liste. E’ possibile perfino acquistarle, le liste. Non va mai dimenticato, però, che i destinatari devono aver dato il consenso per la ricezione della comunicazione.

Solo a questo punto si potrà finalmente ideare e creare l’e-mail, inviarla e successivamente studiare i dati. La strategia va in continuazione modulata in base alle esigenze dell’azienda e ai comportamenti degli iscritti. Per dare un’idea, si può modificare il giorno o l’ora di invio, si possono differenziare le liste, il contenuto del messaggio, la grafica, e così via.

 

LO SPAM E LA CARNE IN SCATOLA DEI MONTY PYTHON

Ma la vera preoccupazione per chi si occupa di e-mail marketing è che i messaggi non finiscano nella cartella “spam”: gran parte delle energie viene utilizzata a questo scopo. Per entrare nei dettagli di come si evita di finire nella posta indesiderata o di come ci si industria per incrementare la propria deliverability esistono interi manuali. Ma non si può iniziare a lavorare su l’e-mail marketing senza aver visto almeno una volta lo sketch dei Monty Python da cui prende il nome lo spauracchio dei marketer. Nel video si vede una cameriera che propone piatti solo a base della carne in scatola “Spam”.

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