Che cos’è Pokémon Go e quali sono le opportunità per i brand

Dalla marca di materassi che si fa pubblicità con uno Snorlax ai giocatori di basket che lanciano sfere pokè, ecco come i marchi stanno cavalcando la moda del momento

di Guendalina Marra

Sabato sera. Una Central Park gremita di gente di ogni età, sesso, nazionalità. Un concerto? No. La convention di uno dei candidati alla Casa Bianca? Acqua. Semplicemente si trattava di un Vaporeon, uno dei Pokémon più rari in circolazione. E se tutto questo clamore vi stupisce, beh allora vuol dire che non avete ancora compreso la portata di questo fenomeno mondiale.

 

COS’È POKÉMON GO?

“Tecnicamente – spiega Alberto Belli, sviluppatore di console e blogger di EldaStyle –  Pokémon Go è un gioco in realtà aumentata basato su una vecchia applicazione di Niantic (lo studio che ha preso in licenza da Nintendo i Pokèmon)”. Una mappa del mondo reale e piccoli mostriciattoli che si materializzano in maniera random da catturare e il gioco è fatto.

In realtà, però, c’è molto altro. Tutto ruota attorno alla geolocalizzazione e alla trasposizione della realtà sullo schermo dello smartphone. “La realtà aumentata – continua Belli – è tecnicamente un layer di percezione che va oltre la classica stimolazione sensoriale. Praticamente al mondo reale vengono sovrapposti contenuti in relazione a punti di interesse geolocalizzati”.

 

ALCUNI NUMERI DI POKÉMON GO

Dal giorno del suo debutto, il sei luglio scorso, in poco più di sette giorni, l’app di Pokémon Go è riuscita a diventare il più grande videogioco mobile della storia degli Stati Uniti, con circa 21 milioni di utenti attivi al giorno. Sempre negli Usa è stata già scaricata almeno 10 milioni di volte solo su Android (ma i numeri crescono di ora in ora), mentre su iOS ha generato più di 1.6 milioni di dollari al giorno.

Secondo gli sviluppatori di Niantic, il profitto dal lancio è pari a oltre 14 milioni di dollari. Questi dati confermano che siamo davanti al gioco di maggior successo di sempre in America, avendo battuto, tra l’altro, il record precedentemente detenuto da Candy Crash Saga nel 2013, con oltre 20 milioni di giocatori al giorno.

 

MEGLIO DI UN SOCIAL NETWORK…

Gli analisti di Niantic hanno calcolato che gli oltre ventuno milioni di utenti attivi su Pokémon Go negli Stati Uniti restano connessi sull’applicazione molto più rispetto a chi entra su Facebook: la media è di 43 minuti e 23 secondi al giorno, anche più di WhatsApp, Instagram, Snapchat e Messenger.

Non solo: sin dal suo lancio, l’app ha attirato più utenti di Twitter, il suo download ha superato quelli dell’app di dating online Tinder ed è indirizzata a diventare il software di maggior mappatura dati per Alphabet (Google) superando persino la stessa Google Maps.

 

… E DI YOUPORN

Ma un fenomeno non è davvero un successo fino a quando non supera persino il grande protagonista del web: il porno online. La parola Pokémon è, infatti, stata cercata sul motore di ricerca di Google più volte di “porn”. Lo ha annunciato ironicamente lo stesso portale pornografico attraverso il suo account ufficiale su Twitter, dove ha pubblicato un’immagine che mostra un grafico delle ricerche su Google. “Congratulazioni a Nintendo! Avete rotto Internet. Pokémon Go è ufficialmente più popolare del porno”.

 

POKÉMON, UN NOME UNA GARANZIA (PER I BRAND)

“Il brand Pokèmon è uno dei più famosi del mondo e nei videogiochi uno dei più conosciuti. Non esiste un’operazione branded legata ai Pokèmon che non abbia avuto successo negli anni passati”. Il pensiero di Alberto Belli riguardo il potenziale di Pokèmon Go a livello di brand e marketing è già realtà.

Ad esempio, avreste mai immaginato che il tema musicale dei Pokémon avrebbe avuto un incremento di ascolti del 360% su un sito di streaming musicale come Spotify? In generale, gli ascolti di tutti i brani legati ai Pokémon sono triplicati.

Ma ancora più profittevole non è il marchio Pokèmon in sé, quanto invece la partnership che altri brand possono sfruttare nelle loro strategie. È il caso di Trimet, agenzia di trasporto pubblico di Portland che ha lanciato un tweet dal suo account raccomandando prudenza sugli autobus con tanto di foto di un Evee (un pokémon simile a un volpino)  pronto per essere catturato proprio vicino la porta d’entrata.

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O ancora la Saatva, azienda americana di materassi che per auto sponsorizzarsi ha immortalato e condiviso sui suoi social uno Snorlax, il pokèmon dormiglione, rilassato beatamente su uno dei suoi letti.

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Per non parlare della Philadelphia 76ers, squadra di basket dell’omonima città, protagonista di una gif in cui i giocatori fanno canestro. Con una normale palla da basket? No, una pokéball!

 

BRAND E POKÉMON GO: CHE FUTURO CI ATTENDE?

Ma attenzione: Pokémon Go non è un social network. “Di social – ci tiene a precisare il blogger di EldaStyle – ha solo il fatto che spinge le persone a lasciare la propria abitazione per cercare i Pokèmon da collezionare”.

Potrà anche non essere social in senso letterale, quindi, ma di certo le opportunità fisiche che Pokémon go può offrire non mancano. Il passo successivo potrebbero essere, ad esempio, collaborazioni con catene come McDonald’s, H&M, magari con promozioni e inviti a recarsi negli store per catturare creature leggendarie. O, ancora meglio, fare dei negozi fisici, palestre o pokéstop per allenare e ricaricare il proprio team. È già successo, sicuramente succederà ancora.

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@guendalinamarra

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