Byte, l’app dei mini-video lancia la sfida a TikTok

La brevità come strategia vincente. Così si presenta Byte, l’applicazione incentrata su contenuti video della durata massima di 6 secondi da vedere in loop e che punta, prima di tutto, sulla creatività (Creativity first è infatti lo slogan dell’app).

Raccogliendo l’eredità di Vine, la storica piattaforma di mini-video che ha chiuso i battenti tre anni fa, con i suoi video-lampo Byte lancia la sfida a TikTok, l’app più popolare del momento, con 1,5 miliardi di download e 500 milioni di utenti attivi al mese nel mondo, stando ai dati di fine 2019.

La nuova arrivata potrebbe impensierire anche altre piattaforme di video brevi come Instagram e Snapchat, la meno conosciuta (almeno in Italia) Likee e Lasso, la risposta di Facebook a TikTok, con una novità che strizza l’occhio ai brand e agli utenti più giovani, il target di Byte: la possibilità di far guadagnare i content creator più attivi, un plus che potrebbe contribuire a fare davvero la differenza nel panorama delle social app.

 

COME FUNZIONA

Dopo un periodo di beta test durato oltre un anno, Byte ha fatto il suo debutto ufficiale il 25 gennaio 2020. Per iniziare a utilizzare l’app, basta scaricarla da App Store o Google Play Store, inserire i propri dati (13 anni è l’età minima di iscrizione) e creare un account.

 

Creare e condividere un video è semplice, basta caricarlo dall’archivio del proprio smartphone oppure utilizzare la fotocamera integrata in-app. Tutto sommato simile al principale competitor TikTok, ma con alcune importanti differenze. Il fattore tempo è decisivo: solo 6 secondi rispetto ai 15 secondi e a 1 minuto massimo di TikTok.

Dotato di funzionalità social standard come un feed, una pagina Esplora, notifiche e profili, Byte per ora non presenta caratteristiche come remixabilità, filtri di realtà aumentata, effetti di transizione e altre funzionalità bonus che si trovano in app come TikTok. L’intento è sempre dare spazio a contenuti leggeri e divertenti, offrire un mezzo per esibirsi senza pensarci troppo, tra musica, balletti e challenge, le sfide social che piacciono tanto ai ragazzi della “Generazione Z”, ancora più interconnessi dei Millenials, nati con lo smartphone in mano e abituati a vivere a un ritmo veloce.

I contenuti di Byte sono organizzati per categorie: commedia, animazione, arte, animali domestici, arte, gioco, sport, in modo non molto diverso dalla rivale cinese. Nella timeline a scorrimento verticale come Instagram, l’interfaccia che ricorda TikTok consente di scorrere i video uno dopo l’altro, scrollando le schermate dall’alto verso il basso.

Ma c’è una novità interessante rispetto alle altre piattaforme di contenuti brevi e app di micro intrattenimento: la possibilità per i creator più attivi di guadagnare dai video caricati. Come spiega il suo fondatore Dom Hofmann in un’intervista a TechCrunch e rivela in parte anche su Twitter, l’app prevede di lanciare presto un progetto pilota del suo programma partner per offrire opportunità di guadagno a persone che stanno diventando popolari su Byte. Alla domanda se Byte avesse offerto ai partner la condivisione di entrate pubblicitarie, mance o altre opzioni, Hofmann ha affermato di che si stanno vagliando diversi ipotesi “ma inizieremo con una quota di compartecipazione alle entrate, integrandola con i nostri fondi”, ha svelato, promettendo presto maggiori dettagli.

 

Oltre all’incentivo economico allo studio degli sviluppatori dell’app, Hofmann ha dichiarato di voler “restare in contatto con gli utenti più fedeli di Byte”, un’altra strategia per provare a differenziarsi da altre app simili.

 

IL SUCCESSO DEL VIDEO SHARING: DA VINE A BYTE

I mini-video non sono certo una novità. Basta tornare indietro di qualche anno e gli amanti di questo formato ritroveranno in Byte molte caratteristiche dei suoi predecessori. In primo luogo Vine, la storica piattaforma di mini-video lanciata nel giugno 2012, acquistata da Twitter nell’ottobre dello stesso anno e chiusa agli inizi del 2017. 

Nel settore dei microvideo di intrattenimento tra le app più popolari si piazza Musical.ly, piattaforma di video sharing nata nel 2014, acquistata nel 2017 dalla startup ByteDance e confluita in TikTok nel 2018. Bastava scegliere un brano per farsi subito un video su Musical.ly, cantando in playback, aggiungendo effetti e condividendo la propria performance, come accade oggi su TikTok attraverso sketch comici o canzoni in lip-sync con sincronizzazione labiale nei video ed effetti speciali per sperimentare e divertire.

Lanciato nel settembre 2016, TikTok nel 2018 ha inglobato Musical.ly mentre Byte è diventato l’erede diretto di Vine. A tre anni dalla chiusura di Vine, il suo co-fondatore Dom Hofmann ci riprova con Byte. Tanti i punti di contatto, a partire dagli sviluppatori, ma non è soltanto l’ennesimo passaggio di testimone. C’è la volontà di ritagliarsi uno spazio significativo nel sempre più variegato panorama delle app video, in concorrenza tra loro, con TikTok che resta “la piattaforma numero uno al mondo per i video brevi” e che ha avuto nel 2019 il suo anno d’oro. In palio c’è la conquista dei target più giovani, i più connessi e desiderosi di sperimentare da dispositivi mobili e le nuove opportunità per le aziende che potrebbero sfruttare i mini-video per nuove tecniche di advertising.

Se l’immediatezza e la creatività sono tratti comuni a servizi simili amati dai più giovani, da TikTok a Instagram, passando per Snapchat e altri ancora, riproporre il meglio offerto dai concorrenti, puntando tutto sulla brevità, potrebbe non bastare. Resta da capire se la promessa di rendere Byte un’app redditizia sarà così appetibile da farle guadagnare innanzitutto popolarità, il primo requisito per affermarsi sul mercato e avere successo nel lungo periodo. 

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