Brand journalism, una strada per andare oltre i banner

La pubblicità online, così come viene intesa ora, funziona? Jan Benway, ricercatore dell’università di Houston, in Texas, pensa di no. Spiega il perché in un articolo chiamato “banner blindness”, con riferimento alle finestre pubblicitarie che appaiono nel corso delle navigazioni.

Ecco, agli utenti piacciono? Sembra di no. Questo tipo di annunci, infatti, p0rta a un solo click per ogni 1000 apparizioni. Una cifra irrisoria che spesso non giustifica gli investimenti fatti dalle aziende in questo senso.

Qual è la soluzione? Secondo Paul Hill, direttore dei contenuti nell’agenzia britannica Further, i brand devono investire sui contenuti. In un post pubblicato dal Guardian, il content director spiega che, semplicemente, “le marche devono imparare ad essere utili per i propri pubblici di riferimento“. Come? Producendo contenuti giornalistici, naturalmente. “Una buona storia – continua Hill – può coinvolgere, intrattenere, scioccare”.

Le competenze per lavorare in questo campo devono coinvolgere sia professionisti del marketing che del giornalismo. Serve un lavoro sincronizzato, che unisca la capacità di raccontare storie a quella di raggiungere un obiettivo di mercato ben preciso. Ciò che è certo è che, la pubblicità così come viene intesa oggi su Internet, non funziona. Forse non lo ha mai fatto. Il brand journalism può essere una via per andare oltre.

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