3 Cambiamenti del News Feed Che Forse Non Conoscevate

21 aprile 2015. Facebook pubblica sul suo blog ufficiale una nota in cui comunica ai suoi iscritti importanti cambiamenti nell’EdgeRank, l’algoritmo che regola la visibilità dei post del News Feed. Come sempre, la nota inizia con una vena di retorica che, coccolando gli utenti e preparandoli al peggio, rammenta che «lo scopo del News Feed è mostrare contenuti rilevanti».

Dopotutto, da quando il sovraffollamento dei post ha indotto Facebook a selezionare le informazioni da rendere visibili anziché mostrarle tutte, il manico del coltello è passato dalla parte di Menlo Park. Perché? Perché sull’ordine cronologico Zuckerberg & soci non avevano potere, mentre diventare gatekeeper delle storie proposte nei News Feed di tutto il mondo significa anche gettare nell’oblio digitale questo o quel tipo di post – a propria scelta.

Questo costringe le pagine a ricorrere alle Facebook Ads per riacquistare visibilità. Alla faccia di chi, nel lontano 2004, si domandava ingenuamente come fosse possibile monetizzare la creatura blu di Menlo Park. Beh, la risposta è sempre più evidente. Per anni Facebook ha cercato di diffondere l’illusione della visibilità gratuita. Ora che il mito è crollato, è tempo di mettere mano al portafoglio.

COSA CAMBIA RISPETTO AL PASSATO

Entriamo nel dettaglio dei cambiamenti del News Feed, con la vena critica che ci distingue.

1) Fino a ieri, il News Feed cercava di evitare le ridondanze. Una ridondanza si verifica quando un utente visualizza nella propria Home una serie prolungata di post provenienti dalla stessa fonte (amico o pagina che sia). Questa dinamica si innesca tipicamente quando l’utente, magari neo-iscritto o inserito in poche reti sociali, dispone di pochi amici e segue un numero ristretto di pagine. Per evitare l’effetto vuoto, d’ora in avanti il News Feed abiliterà la ripetizione di più storie dalla stessa fonte, per dare modo a questi utenti di visualizzare un maggior numero di contenuti. L’obiettivo? Lo suggerisce la stessa nota di Facebook: «far spendere più tempo sul News Feed». D’altronde, più tempo un utente investe il proprio tempo a scorrere le notizie, più è statisticamente probabile che incappi negli annunci sponsorizzati della piattaforma. A tutto guadagno di Menlo Park.

2-3) I cambiamenti numero 2 e 3 li riportiamo di seguito, dato che sono l’uno la conseguenza dell’altro. Facebook ha annunciato, difatti, che ad essere premiati in futuro saranno le storie pubblicate dagli amici più cari e i post delle pagine più seguite. Sebbene possa risultare scontato, il potenziamento di questi contenuti (in termini di visibilità nel News Feed) assume tutto un altro sapore se associato al bicchiere mezzo vuoto proposto dalla nota: difatti, al salire di questi contenuti [esempio: l’utente X che pubblica un post] Facebook fa corrispondere uno slittamento verso il basso delle azioni sociali compiute dagli amici [esempio: l’utente X che commenta il post di un gruppo pubblico]. Tradotto: perderanno molta visibilità tutti quei contenuti che non riguardano né le storie degli amici né i post delle pagine e che, solitamente, riguardano il Mi Piace o il commento di un amico a un post di suo interesse.

Lauren Scissor – una delle due firmatarie della note – è una User Experience Researcher. Interessandosi per lavoro dell’esperienza di utilizzo della piattaforma ha testato sulla propria pelle il malcontento di tutti quegli utenti che, vedendosi mettere in bella mostra le interazioni più personali, hanno palesato un certo disappunto nei confronti di questa dinamica – che vi semplifichiamo così.

Se un utente X è iscritto a un gruppo pubblico Y e commenta un post, entrando in conflitto con un utente Z, tutti gli amici dell’utente X vedranno sul proprio News Feed la faida tra X e Z. In linea puramente teorica, l’utente X non dovrebbe recriminare, perché essendo il gruppo Y pubblico è implicito che qualunque interazione compiuta su di esso sia altrettanto pubblica. Eppure, un conto è sapere che un post è pubblico, un altro è sapere che Facebook promuove volontariamente il post sul News Feed di tutti gli amici. E c’è una differenza sostanziale tra un post pubblico e un post pubblicizzato.

Per questo, gli utenti hanno lamentato una certa insofferenza nei confronti di questa indiretta invasione di privacy e Facebook è corso ai ripari. Perché l’utente X vuole poter coltivare i propri interessi personali senza per questo essere messo alla pubblica gogna di amici che, magari, appartengono a contesti sociali del tutto scollegati. Dopotutto, perché il vostro datore di lavoro dovrebbe avere accesso diretto alle vostre bagarre su quel gruppo di musica Metal che tanto amate frequentare?

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